Ambra. Lui che ama a modo suo

Categorie: Ambra. Lui che ama a modo suo / Anna Chillon / Contemporary Romance / Pietre preziose #2 / Recensione / self publishing / Serie

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Ambra. Lui che ama a modo suo

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Sinossi

Sapevo essere forte,
ma lui lo era sempre di più.
Con un sorriso prese in pugno il mio cuore
e lo strinse feroce.
***
Niccolò Aragona, artista chiacchierato, soprannominato dai media “Il Mannaro”, a causa dei soggetti dei suoi dipinti. Per quel che ne sapevo, d’indole dominante.
Cristiano Riva, stimatissimo medico e cliente abituale della caffetteria in cui lavoravo. Lo avrei definito anaffettivo.
Da uno dei due ricevetti una proposta di lavoro, dall’altro una proposta indecente.
Io volevo soltanto il denaro per fare il viaggio dei miei sogni, perciò, anche se un baratro di diversità mi separava dall’uomo che lo avrebbe reso possibile, accettai la sua offerta. Entrai nel suo mondo e giorno dopo giorno in quel baratro ci cascai a piedi pari. Fu lui a trascinarmici e fui io a dargli tutta me stessa senza sapere che ne avrebbe fatto.
Fino a quel giorno.
Fino a quelle parole.

Data di pubblicazione 

20 Luglio 2018

Serie: Pietre preziose #2

Genere: Contemporary Romance

Editore: Self Published

Sinossi

Sapevo essere forte,
ma lui lo era sempre di più.
Con un sorriso prese in pugno il mio cuore
e lo strinse feroce.
***
Niccolò Aragona, artista chiacchierato, soprannominato dai media “Il Mannaro”, a causa dei soggetti dei suoi dipinti. Per quel che ne sapevo, d’indole dominante.
Cristiano Riva, stimatissimo medico e cliente abituale della caffetteria in cui lavoravo. Lo avrei definito anaffettivo.
Da uno dei due ricevetti una proposta di lavoro, dall’altro una proposta indecente.
Io volevo soltanto il denaro per fare il viaggio dei miei sogni, perciò, anche se un baratro di diversità mi separava dall’uomo che lo avrebbe reso possibile, accettai la sua offerta. Entrai nel suo mondo e giorno dopo giorno in quel baratro ci cascai a piedi pari. Fu lui a trascinarmici e fui io a dargli tutta me stessa senza sapere che ne avrebbe fatto.
Fino a quel giorno.
Fino a quelle parole.

Data di pubblicazione 

20 Luglio 2018

Serie: Pietre preziose #2

Genere: Contemporary Romance

Editore: Self Published

Ambra. Lui che ama a modo suo

Anna Chillon

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“È strano come una semplice decisione, porti via via a conseguenze imprevedibili, provocando una catena di eventi che conducono noi e le persone che ne vengono investite, per una strada di cui non avevamo mai contemplato l’esistenza.”

Ogni libro, dopo l’ultima pagina, ti regala qualcosa.

Un sorriso, una lacrima, un sospiro, una domanda.

Poi c’è quella storia che non ti dona niente ma che si appropria di qualcosa che ti appartiene.

Entra nella tua mente senza chiederti il permesso. Impetuosa si riversa nei meandri del tuo cervello e scava beffarda, erodendo tutte le difese di una vita.

Non esiste più un lettore né un libro. L’uno confluisce nell’altro come due entità che finiscono per formarne una sola.

Spaventa e attrae “come certe cose oscure che non dovrebbero piacere”. E finisce per prosciugare, spezzare e dominare.

Se siete disposti a farvi distruggere in questo modo, vi assicuro che il vuoto che ne trarrete sarà un’esplosione di piacere, passione e vita.

“Ambra. Lui che ama a modo suo” è il secondo volume della serie “Pietre Preziose” , esercizio contemporary della Chillon che niente ha da invidiare alle sue altre produzioni urban- fantasy e storiche.

È una favola, questa, dove i ruoli perdono la ruvidità dei contorni e i personaggi, primari e secondari, formano un reticolato di “doppi”, tema ridondante di queste pagine che profumano, altresì, dell’odore autunnale della “perdita”: di sé, dell’altro, delle difese, delle proiezioni del mondo.

C’è il “mannaro”, Niccolò Aragona, pittore la cui maestria è pari al fascino dell’oscurità che esercita. Un pennello che attrae le chiacchiere per la sua vita dissoluta. In superficie, un dominatore che scioglie i nodi e libera. In profondità, un dolore che è esso stesso causa, effetto e rimedio.

C’è la “disobbediente” Ambra che, anziché percorrere sentieri boschivi, si perde nei cimiteri a parlare con amici datati ed eterei. Nel suo metaforico “cestino di vimini” non reca dolcetti per la nonna ma rum e leccalecca a forma di spirale. È schiacciata da emozioni, ruoli, situazioni, persone che l’hanno sempre messa in secondo piano, costellando il suo passato di macchiette rosse come i suoi dolciumi.

“Hai passato troppo tempo a riempire un vaso, hai spinto più che hai potuto per farci stare tutto quanto, perché dovevi farlo”

E, dipinta in questa favola, abbiamo un’ampia gamma di personaggi secondari, fondamentali per lo snodo della storia. Così diversi eppure così simili.

Cristiano, l’altra incognita di questa equazione. Un uomo che utilizza il denaro non per comprare ciò che desidera quanto per allontanarlo cinicamente.

Persino i personaggi solamente citati acquisiscono un ruolo fondamentale e ci offrono un’altra prospettiva per analizzare questa tela. Si potrebbe quasi pensare che sia difficile destreggiarsi tra la copiosità di questi sentimenti, pensieri, colori. L’eterogeneità potrebbe condurci ad una strada sbagliata… ma è proprio lì che ci spinge la scrittrice. Verso il sentiero meno battuto, dove tutti sono così diversi eppure, epurati da orpelli, proiezioni di sé, costruzioni sociali, si rivelano accomunati da uno stesso sentimento: dolore e perdita. E ognuno, a modo suo, cerca di colmare questo vuoto e di andare avanti… l’Africa, il tatuarsi, il leccalecca, dominare e soffocare il dolore con altro dolore. Fa tutto parte di uno stesso quadro in cui i soggetti, per quanto in movimento, restano ancorati a ciò che apparentemente desiderano. A muoverli sono gli occhi di chi li vede e le proiezioni che ognuno ha della realtà.

Tutto è ciò che sembra. E tutto differisce da come appare.

È così per Niccolò, che ha cristallizzato i suoi sentimenti e utilizza il dolore fisico per soffocare quello emotivo. Domina ed evita relazioni duali perché quella parte di sé è ormai sopita nei ricordi, nell’eco di un amore antico che lo ha prosciugato.

È così per Ambra, che è in cerca di qualcosa di cui conosce solo il profumo, ma non il volto.

Due universi che si scontrano proprio come succede tra il lettore e questo libro. I ruoli vengono ribaltati e il dolore si sublima nella ricerca di quel volto che popola ogni tela, di ciò che già c’era prima di svelarsi, nella consapevolezza di quell’iperrealismo che atterrisce e riempie.

“Lo facemmo come fossimo parte di una sua tela, del mondo che lui aveva creato, fatto solo di esseri affamati l’uno dell’altra, ritratti in tinte contrastanti. La nostra pelle si bagnò, sfregò, le dita si serrarono su carne e lenzuola, affondandoci.” 

La scrittura della Chillon è composita, versatile, cruda, lussuriosa, spartana.

Non è immobile ma si arricchisce o si priva del proprio vocabolario quando dà voce ad un attore piuttosto che ad un altro: ora è leggera, poi cinica, essenziale per poi diventare matura, modellata dal dolore. La scrittrice non possiede un unico registro ma passa, in punta di piedi, da uno stile all’altro come se il tutto non dipendesse dalle sue mani, come se non fossero le sue dita a delineare la coralità di queste voci, come se non fosse lei la vera pittrice di questo quadro.

È altresì una scrittura dicotomica come il tema del “Doppio” che permea la compagine dei suoi personaggi: è soave quando decanta la ruvidità, è luce che fluisce nell’oscurità, è barocca nella sua basicità.

La Chillon canta questi versi come una semplice spettatrice, la voce fuori campo che accompagna il lettore lungo questo dedalo introspettivo. Ma la sua narrazione termina prima dell’epilogo affinché il lettore scriva i versi finali di questa storia. Ognuno di noi vedrà rappresentato in quel quadro ciò che lui è realmente: un fauno che assedia una ninfa infestandone i sogni; una puella che dona se stessa all’incubo che risulterà schiavo del suo stesso possesso; un dominatore che, esercitando il suo potere, ti libera dalle tue paure; una bambina capace di infrangere le regole e devastare un mondo consolidato.

E, alla fine, lo spettatore smetterà di nascondersi dietro questo libro e afferrerà con mano ciò che vuole davvero.

La vera domanda è: come volete che finisca questa favola?

Nanà

«Se resisti ti racconto una storia: c’era una volta…»

«…Un uomo crudele» lo anticipai.

Mi graffiò con i denti sulla spalla fino a raggiungere l’incavo del collo.

«…E alla sua porta bussò una bella bambina. Fine della storia.»

 

Anna Chillon

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